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Alla scoperta dei popoli trentini: cimbri, ladini e mocheni

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Un viaggio tra le minoranze di Luserna, sull'Altopiano di Folgaria e Lavarone, della Val di Fassa e della Val dei Mòcheni. Non si tratta di semplici dialetti, ma di vere e proprie lingue insegnate anche a scuola. Sono 11.000 i trentini che hanno dichiarato di parlare una delle tre. 

Una lingua è un dialetto che ha fatto carriera. Così Berruto, noto sociolinguista, definisce in modo ironico la distanza tra una lingua e un semplice dialetto. Ebbene sì: ogni dialetto parlato in Italia, dal punto di vista linguistico, è in sé una lingua: ha la sua grammatica, ha il suo insieme di parole, chi lo parla si sente di parlare un codice a cui dare un nome.

Ciò che ha fatto fare carriera a un dialetto e lo ha fatto diventare lingua sono fattori politici: una lingua viene utilizzata nello scrivere le leggi e nelle comunicazioni ufficiali, viene insegnata nelle scuole, è simbolo di unità di un popolo (e di separazione rispetto agli altri popoli). Un dialetto no. Cosa distingue una lingua minoritaria da una lingua maggioritaria? Secondo gli studiosi, una lingua è minoritaria quando è parlata da più del 5% della popolazione di un territorio, ma meno del 25%.

In Trentino, provincia che si estende su una superficie di 6.000 km, su poco più di 500mila abitanti, 11.000 parlano una lingua di minoranza. Gli istituti culturali locali sono impegnati a tutelare e salvaguardare gli idiomi, ma anche la storia e la cultura di questi territori. Nel Trentino orientale sopravvivono, tre minoranze linguistiche.

Il cimbro, la lingua dell'Altopiano di Folgaria Lavarone e Luserna

Luserna/Lusérn, piccolo paese a 1.333 m di altitudine a circa 40 km a Sud-Est di Trento, rappresenta l'ultima isola dove la lingua cimbra viene ancora correntemente parlata dal 90% della popolazione.

Il termine "cimbro" è l'italianizzazione della parola zimbar, con cui i cimbri chiamano la propria lingua. I cimbri di oggi discendono da coloni bavaresi, che attorno al 1000 lasciarono le terre del Convento dei Benediktbeuern in Baviera per sfuggire alle carestie, stanziandosi dapprima sui Monti Lessini, poi nell'altopiano di Asiago e poi nel XIII secolo anche l'Altopiano di Folgaria e Lavarone. Successivamente alcune famiglie salirono fino a Luserna e vi si stabilirono permanentemente.

Nonostante la vasta area su cui i cimbri anticamente abitavano, la lingua cimbra si è mantenuta solo a Luserna, mentre è estinta in Veneto. Dall'ultimo censimento demografico effettuato nel 2011 sono giunti dati positivi, essendo stati censiti 1.072 cimbri residenti nella Provincia di Trento.

L'Istituto Cimbro/Kulturinstitut Lusérn è l'ente preposto alla salvaguardia, alla promozione e alla valorizzazione del patrimonio etnografico e culturale della minoranza cimbra di Luserna, con particolare attenzione alla storia e alla lingua. 


Il ladino, lingua delle Dolomiti

 I ladini rappresentano la minoranza linguistica più numerosa nella provincia di Trento. Secondo i dati del censimento 2011, in Val di Fassa sono ladini 8.092 abitanti su 9.909 residenti.

I ladini fassani fanno parte di un gruppo più ampio (i ladini dolomitici) che conta 30.000 parlanti e che si stende attorno al massiccio del Sella nella vallate di Badia/Gardena (BZ), Livinallongo/ Ampezzo (BL). A sua volta il ladino dolomitico fa parte di un gruppo molto più vasto che comprende anche il Romancio parlato nei Grigioni in Svizzera (40.000) e il Friulano (700.000).

La vita dei fassani è stata caratterizzata nel passato da un'economia di pura sussistenza a causa delle difficili condizioni climatico-geografiche. Un'importante attività economica fu l'allevamento di ovini, cui si è aggiunto successivamente quello bovino. Le disagiate condizioni di vita spinsero molti fassani all'emigrazione stagionale: le ragazze a servire nelle case degli abbienti del vicino Alto Adige, gli uomini per l'attività del pittore-decoratore (i pitores). A partire dalla fine dell'800 e via via sempre in proporzione maggiore, la Valle di Fassa vive soprattutto grazie al notevole sviluppo dell'attività turistica.

Il ladino è lingua delle amministrazioni locali, ma anche lingua parlata correntemente dalla maggioranza della popolazione, specialmente al centro della valle (Pozza e Vigo). Alla scuola primaria ci sono sezioni "ladine", in cui i bambini affrontano tutte le discipline non linguistiche (storia, arte, ginnastica etc…) in ladino e alle scuole medie dispongono di un'ora in settimana di ladino e di vari moduli di altre discipline in ladino veicolare (storia in ladino, per esempio).

L'ente che cura e promuove lo studio e la diffusione della lingua ladina è l'Istituto culturale ladino/Istitut Cultural Ladin "Majon di Fascegn". L'Istitut ha il compito di raccogliere e promuovere studi dei materiali che si riferiscono alla storia, all'economia, alla lingua, al folklore, alla mitologia, ai costumi, i riti e le tradizioni della gente ladina. 

I mocheni, popolo fiero e duro

L'insediamento mòcheno interessa la sponda sinistra e parte della sponda destra della Valle del Fèrsina o Valle dei Mòcheni (Bersntol in lingua mòchena), una vallata la cui imboccatura si trova a 15 km da Trento. La lingua mòchena è parlata nei comuni di Vlarotz/Fierozzo, Garait/Frassilongo e Palai en Bersntol/Palù del Fersina.

Il bersntolerisch (Mòcheno) è una lingua germanica che venne portata da uno dei gruppi di bavaresi che tra XIII e il XIV si spostarono nelle nostre zone, per trasformare campi e prati in zone coltivabili. Uno di questi gruppi si sarebbe stanziato nella Bernsntol e lì ancora risiedono i discendenti che continuano a parlare questa lingua orale, che nel corso del tempo è stata contaminata dal dialetto valsuganotto.

Alla scuola primaria di Fierozzo è in corso dal 1989 e in maniera più sistematica dal 2008 una sperimentazione: un curricolo di lingua e cultura mòchena per tutti cinque gli anni di scuola, impartito da insegnanti madrelingua. Secondo i dati del censimento 2011, la popolazione mòchena della Provincia di Trento è costituita da 1.660 abitanti.

L'Istituto culturale mòcheno/Bernstoler Kulturinstitut è stato fondato con lo scopo di tutelare e valorizzare il patrimonio etnografico e culturale della Valle dei Mòcheni/Bersntol. 

Il Trentino è ricco di storie e culture molto diverse nelle varie vallate che lo compongono. Per questo ogni viaggio è una nuova scoperta e ogni vacanza ricca di spunti e nuove tradizioni da esplorare.

(Testi tratti dalla rivista Dolomiti Emotions)

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