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Alla scoperta della Foresta dei Draghi in Val di Fiemme

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Il libro di Beatrice Calamari annuncia il ritorno dei draghi sulla Terra, proprio fra le pendici del Latemar. Un'antica profezia stimola la fantasia e il gioco di un gruppo di ragazzini, spinti nell'avventura dalla voce di un misterioso deejay di nome Cikky. L'avventura continua nella Foresta dei Draghi, da scoprire in tutte le stagioni, guidati da uno dei sette giocolibri che traggono ispirazione dal racconto.


Il racconto "I draghi del Latemar" ha dato vita al percorso "La Foresta dei Draghi" sul monte Latemar. La giornalista milanese Beatrice Calamari ha voluto offrire un dono di fantasia alla Val di Fiemme, realizzando un libro che potesse raccontare la magia di queste montagne attraverso gli occhi dei ragazzi e collaborando alla realizzazione del percorso di valorizzazione territoriale "La Foresta dei Draghi" della Società Latemar 2200.

"I draghi del Latemar", illustrato dal noto disegnatore di narrativa per ragazzi Simone Frasca, ha ricevuto tre premi letterari al Concorso di Narrativa "Insieme nel Mondo" di Savona (2013), al Concorso di Narrativa "Città di Parole" di Firenze (2013) e al Concorso di Narrativa Alberoandronico di Roma (2014). "La foresta dei draghi" sul monte Latemar nell'estate 2016 è stata scelto dalla Disney per girare gli spot promozionali del film "Il Drago Invisibile". 

La Foresta dei Draghi a Gardonè è un'avventura continua

 La Foresta dei Draghi è una passeggiata per bambini e famiglie che inizia e finisce poco distante dalla stazione a monte della telecabina Predazzo-Gardonè. È un sentiero ad anello di 1,4 km, pianeggiante e perfetto anche per i passeggini. Le pareti del Latemar sovrastano il bosco, la Val di Fiemme mostra le Dolomiti del Trentino nel loro splendore, ne esalta il mistero. Come svelare questo mistero se non attraverso un giocolibro? Indovinelli, indizi, storie avventurose da vivere tutti insieme, con lo sguardo incantato di un bambino.

I giocolibri sono 7, uno per ogni drago, pensati per piccoli esploratori alla scoperta della montagna, con un piccolo premio per chi completa il percorso.

Gli uomini non possono addestrare i draghi, caso mai è il contrario. Non stiamo parlando di fenomeni da circo, ma di esseri evoluti. Questi magnifici esemplari hanno un'intelligenza strabiliante e una conoscenza antica come il mondo. Ecco una delle loro storie...

Il dono del fuoco


Quando l'uomo iniziava goffamente a camminare eretto, i draghi da migliaia di anni sorvolavano un pianeta in profonda trasformazione. In quel tempo gli esseri umani andavano a caccia, ma nessuno osava sfidare le creature alate. Tutt'altro. L'uomo si sentiva protetto da loro. Vivevano vicini, condividevano i cambiamenti del clima, i cataclismi, le alluvioni, i terremoti, ma anche le acque iepide e cristalline, i frutti succosi e i tramonti infuocati. 

Un silenzio sordo scandiva una pacifica coesistenza, in un respiro di rispetto. Le due specie viventi, però, non riuscivano a comunicare. Un giorno un fulmine colpì un albero, scatenando un incendio. Gli uomini di una tribù, invece di scappare, rischiarono la vita per rubare una fiammella con un po' di sterpaglia. Portarono il fuoco nel loro villaggio e accesero un falò. 

Mentre organizzavano i turni di sorveglianza intorno a quel bene sacro che divampava, il vento avvicinò alle loro capanne l'incendio del bosco. Le fiamme avanzavano rapidamente verso di loro. Furono costretti ad abbandonare velocemente il villaggio e con esso anche quel fuocherello addomesticato che avrebbe potuto cambiare la loro vita. 

Fu facile per i draghi interpretare il desiderio dell'uomo e far loro un dono più prezioso di qualsiasi metallo, di qualsiasi pelliccia, di qualsiasi strumento. Il fuoco. Il mattino seguente, mentre gli uomini ricostruivano il loro villaggio, un immenso drago violaceo dagli occhi smeraldo si avvicinò a loro come mai aveva fatto prima. Le donne presero in braccio i loro bambini, ma nessuno tentò di nascondersi. Rimasero immobili, impietriti, increduli, davanti a quel potente gigante squamato. Il drago prese di mira una catasta di legna, raccolta dagli uomini per costruire un riparo notturno, poi spalancò le fauci. Con un suono assordante, espirò una lingua di fuoco. Quindi, si voltò verso gli indigeni. La sua pupilla sottile si dilatò in uno sguardo di pace. Dopo qualche minuto, distese le immense ali e si dileguò fra le nuvole.

Gli uomini circondarono quel nuovo falò e lo tennero vivo per ottanta giorni. Impararono a cucinare il cibo, a scaldare l'acqua a curare i bambini ammalati. In quel periodo nessun predatore tentò assalti notturni. Quando una tempesta soffocò l'ultima scintilla, insieme volsero lo sguardo al cielo invocando Uak, che significava fuoco. E con il nome Uak battezzarono il loro amico alato. 

Il drago non li deluse mai, tornando a rianimare il falò ogni volta che la pioggia lo sopprimeva, fino a quando gli uomini impararono ad accenderlo con le loro mani. Un giorno, durante una battuta di caccia, videro il loro Uak al comando di uno stormo formato da un centinaio di draghi. Il cielo si oscurò e gli uomini travolti dal vento, sotto un cielo affollato di ali, posarono le loro lance. Poi, si sedettero in religioso silenzio, formando un semicerchio. Uak aveva portato con sé i draghi della Terra.

Mancava solo Quame, un esemplare ribelle, nero come la roccia lavica, in esilio sul Mulat, un vulcano estinto. Dopo un'ordinata planata, i draghi si disposero sul prato, completando il cerchio con precisione. Gli uni di fronte agli altri si scrutarono a lungo con reciproco stupore. Poi, il capo tribù fece qualche passo in avanti e Uak gli andò incontro. Si trovarono nel centro. 

Il drago emesse un urlo di fuoco in direzione del Sole: "Uuuaaakkk". Gli uomini, increduli,iniziarono a scandire la parola Uak, ripetendola in coro. Anche gli altri draghi provarono a emettere suoni, in principio stridenti, nel tentativo di riprodurre quel nome. In poco tempo uomini e draghi urlavano insieme "Uak-uak-uak-uak". E poco dopo intonarono un ritmo tribale:"Uuak-uuakuuak". 

Per l'uomo fu chiaro che era giunto il momento di restituire il dono. In cambio del fuoco ricevuto, offrì a loro la parola. I draghi, sillabando lentamente, compresero il linguaggio degli uomini. Iniziarono a guardare il cielo pronunciando "Sole", "Luna", "Stelle". Poi appresero il nome degli alberi, degli animali, delle persone. E finirono scoprendo le emozioni umane. Ci fu un "grazie" così profondo che ancora oggi risuona. Il Tesoro del Fuoco fu così scambiato con il Tesoro della Parola. 

L'incanto finì quando il primo uomo tentò di catturare un drago. Quel giorno si scatenò una guerra di potere che fece molte vittime. Morirono uomini. Morirono draghi». Cikky sospese per un attimo il racconto e mandò un pezzo musicale...

(Leggenda tratta dal libro I draghi del Latemar di Beatrice Calamari)


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